Set fermi per responsabilità del governo e requisiti per l’accesso a pensione e ammortizzatori sociali irraggiungibili. Lo hanno denunciato UNITA, Unione Nazionale Interpreti Teatro e Audiovisivo, e UILCOM, federazione dei lavoratori delle comunicazioni della UIL, in una conferenza stampa giovedì 18 dicembre presso la Camera dei Deputati.
“Siamo qui per capire cosa è accaduto ai lavoratori dello spettacolo nel 2025 e cosa ci aspetta nel 2026, anno che, coi tagli al fondo cinema e le nuove regole sul tax credit varate dal governo, sarà l’anno zero per una categoria”, ha detto Daniela Giordano, presidente di UNITA, “che in Italia è considerata più un errore di sistema che un settore di lavoratori meritevole di tutele”.
Per UNITA nel 2024 un attore/trice lavorando sia in teatro che al cinema come dipendente ha raggiunto in media le 49 giornate e 6.267 euro di compenso lordo; a partita IVA 37 giornate e 18.644 euro. Ma l’indennità di discontinuità del governo Meloni (legge 175/23) – un sostegno ai lavoratori dello spettacolo per i periodi in cui non sono sotto contratto – richiede almeno 51 giornate, mentre per maturare un anno di contribuzione pensionistica ne servono 90 e così più del 50% degli attori non ci arriva. Perciò “UNITA chiede una legge che adegui i requisiti pensionistici alle condizioni reali del settore e un welfare che copra i periodi tra un contratto e l’altro. “L’Irlanda di recente ha introdotto il Basic Income for the Arts: 325 euro a settimana” ha concluso Giordano, “e per ogni euro speso ha avuto un ritorno di 1,39, a conferma che la cultura è anche un investimento”.

Per Roberto Corirossi, segreteria nazionale Uilcom, “I disagi degli interpreti colpiscono l’intero settore dello spettacolo, in particolare i lavoratori dell’audiovisivo. Perché negli ultimi tre anni il ritardo nella definizione dei nuovi criteri del tax credit ha bloccato molti set”. Per il 2026, aggiunge Corirossi, “i produttori di ANICA e APA prevedono un blocco delle produzioni che manderebbe migliaia di lavoratori sul lastrico”. Per UILCOM bisogna ridisegnare integralmente il welfare del settore, perché molti lavoratori non avranno nemmeno la Naspi, per cui si contano le giornate lavorate negli ultimi quattro anni, quelli in cui già c’è stato un drastico calo del lavoro”.

“Mi metto nei panni di un esponente del partito di maggioranza e provo a pensare che il settore dello spettacolo è egemonizzato dalla sinistra e perciò va arginato”, ha detto Marco Bonini, socio fondatore UNITA. “Ma se il ministro Giuli andasse su un set scoprirebbe che lì il 90% sono maestranze che votano anche centrodestra”.
Per Federica Murineddu, legale che da 20 anni segue il settore: “Al tema delle 90 giornate contributive si aggiunge l’accanimento dell’INPS, che ha negato la pensione a due lavoratori senza neanche fornire i propri conteggi. Mentre la Cassazione ha stabilito che valgono solo le giornate maturate negli anni in cui si è raggiunto il minimo contributivo”.

Per Cinzia Liberati di AIARSE il caso dei segretari di edizione, aiuto registi, parrucchieri ecc. a cui l’INPS per gli anni dal 1997 al 2005 continua a chiedere 260 giornate di contributi l’anno per un errore di classificazione nelle tabelle del d. lgs. 182/97 collegato alla riforma Dini, “è emblematico del modo in cui la politica considera questi lavoratori”.
Sindacati e associazioni di categoria chiedono alla politica – in sala stampa era presente il deputato PD Matteo Orfini – di intervenire. “Altrimenti potremmo anche rivolgerci a un giudice invocando l’articolo 9 della Costituzione che tutela chi fa cultura”.
UNITA/UILCOM
Video della conferenza stampa sul sito della Camera dei Deputati: https://webtv.camera.it/evento/30008
Si allegano slide intervento Daniela Giordano (UNITA)
foto di Benedetta Rescigno.
Per info e contatti: Daniela Giordano unitasegreteria@gmail.com– Roberto Corirossi r.corirossi@uilcom.com